L'unico, autentico "compositore" rock

By Raffaello Carabini

Nuovo Sound, January 1979


Abilissimo manipolatore di suoni ed impastatore di apporti, abile promoter e finanziere di se stesso all'interno del business, grande chitarrista: questo è, da tredici anni a questa parte, Frank Zappa.

Ecco Frank Zappa per esempio. Un giudizio su di lui si muove con passo incerto fra le sabbie mobili della genialità e della mistificazione. Abilissimo manipolatore di suoni ed impastatore di rapporti è forse l'unico compositore, nel senso classico del termine, espresso dalla musica rock. Altrettanto abile promoter e finanziere di se stesso all'interno del business fa nascere punti di domanda indiscreti.

Questo trentottenne, con baffi sulle labbra e mosca sul mento, appartiene alla mitologia del rock e qualunque cosa faccia porta su di sè il marchio dell' inafferrabilità. Come definirne il collage sonoro è problema che ha affascinato per lungo tempo chiunque ne fruisse, spesso in proporzioni tali che la sua influenza si è diffusa al di fuori dell'ambito strettamente rockistico in una specie di riflusso verso quei generi musicali che il nostro sa così abilmente combinare.

Aperta contraddizione

Il rock'n'roll è il fondale più sicuro su cui muoversi per un'analisi, ma gli altri contributi sono talmente svariati e diversamente incollati ai singoli momenti della produzione da farne apparire l'elenco qualunquistica somma di generi spesso in aperta contraddizione fra loro. Dal più melenso canzonettismo alla 'crooner' anni '50, stravolto in chiave dissacratoria, si passa al più viscerale rhythm & blues, dalle 'astrusità serie' del contemporaneo Varèse si scivola nel pansessualismo, dal jazz, visto nei suoi sviluppi più attuali, al trucco più platealmente voluto, dalla raffinata discendenza stravinskijana ed ivesiana alla caoticità preconcetta, dalla splendida accentuazione della tecnica strumentale alla più piatta emozionalità delle colonne sonore dozzinali.

Ritrovare tasselli e tessere non è certo difficile, se si considera lo schema compositivo del chitarrista tutto teso allo stravolgimento sardonico e critico, alla supposizione fantastica e cronachistica, all'incontro frontale e mediato in un circolare baciarsi degli estremi che ha per fulcro creatività ed intelligenza. Ed ironia, tanta, tantissima ironia. Verso tutto e verso tutti, nessun bersaglio è vietato, se stesso compreso: 'so che ho due dischi nell'hit parade ... e non sono affatto una scorreggia' dice una sua canzone. Inoltre Zappa è un funambolo da palcoscenico, un perfetto intrattenitore, beffardo e provocatorio quanto volete (son o celebri le sue esibizioni con le spalle voltate al pubblico oppure il suo 'hallo, pigs' rivolto alla platea), ma sempre pieno di trovate e di passaggi studiati nei dettagli in ore di prove.

Sesso, kitsch, politica, irriverenza si susseguono senza soluzione di continuità in happenings pungenti, in pieces esilaranti, in sketchs travolgenti davanti ad un muro di suono privo della pur minima crepa.

"ALCUNI POTRANNO CONSIDERARE
LA NOSTRA MUSICA RIPUGNANTE
AD ALTRI POTRA' VENIR VOGLIA
DI VOMITARE...
MA GLI AMERICANI SONO BRUTTI
E QUESTA MUSICA E' STATA PENSATA PER LORO"

Nascono le 'madri'

Francis Vincent Zappa nasce in una famiglia di origine grecosiciliana il 21 dicembre 1940 a Baltimora. Undicenne scopre la musica su di una batteria giocattolo ed è solo cinque anni dopo che inizia a dedicarsi alla chitarra, mentre frequenta la scuola superiore da cui uscirà diplomato nel 1958. Musicalmente è un autodidatta anche se dichiara di aver seguito corsi di armonia. I suoi primi lavori professionali sono le colonne sonore di due films di scarso valore, i cui proventi gli permettono comunque di farsi uno studio di registrazione personale a Cucamonga, dove, da allora, svolgerà la maggior parte dei suoi alchemici esperimenti musicali.

Dopo un'ingiunzione di chiusura per produzione di materiale pornografico (era la cassetta di presentazione dello 'studio Z'), Zappa si trasferisce a Los Angeles, dove forma, verso la fine del '64, il suo gruppo prendendo con sè i Soul Giant di Roy Estrada e chiamandoli Mothers of Invention. I ragazzi si inseriscono perfettamente nella comunità freak della città degli angeli ed in poco tempo ne diventano l'espressione più iconoclasta e dissacratoria, portando in giro con disinvoltura la loro immagine sporca, arruffona, erotica e violenta.

E' Tom Wilson, il produttore di Dylan, che si interessa del gruppo e lo porta in sala d'incisione per ben due volte nel solo 1966, ottenendo come risultati il doppio 'Freak out' e lo stupefacente 'Absolutely free'. I lavori sono un susseguirsi di canzoncine costruite nei modi più svariati ed inusuali, quasi in forma cabarettistica, con testi graffianti erotici, politicizzati. Sperimentazione a piene mani, balocchi son ori smontati e ricostruiti in mezzo ai sospiri orgasmici della più famosa fra le groupies, Suzy Creemcheese, ed a "guarda i nazisti che bruciano il tuo paese / poi va a casa a guardarti / pensi che stiamo parlando di altre persone? ''.

Intanto la polizia lo tiene sotto strettissimo controllo e la stessa casa discografica cerca di boicottarne le spinte più violente e destabilizzanti per certo conservatorismo musicale. Ma Frank è ormai il leader indiscusso delle schiere freak ed hippies di Frisco che nelle Mothers si riconoscono, a cominciare dall' aspetto esteriore sempre sgangherato e disordinato. Ray Collins, Jimmy Carl Black, Bill Mundi, Roy Estrada e Don Preston (intervenuto col secondo LP) formano un nucleo compatto e dalla tecnica incisiva.

L'influsso di Varèse

Col 1967 arrivano il primo figlio, avuto dalla moglie Gail, una ex-groupie, e chiamato Moon Unit, ed il terzo album, il sottovalutato 'We're only in it for the money'. Se i primi due lavori sono senz'altro pietre miliari, il terzo è comunque più di una semplice parodia del contemporaneo 'Sgt. Pepper's' dei Beatles, beffeggiato fin dalla copertina. C'è un'ironia sagace contro il cosiddetto flower power ed una più generale vena elettronica, anche se la discendenza da 'Absolutely free' è evidente in diversi brani.

Pressoché nello stesso periodo Zappa incide il primo LP senza gruppo: si tratta di 'Lumpy gravy', realizzato in undici giorni rielaborando in chiave sinfonica temi precedenti sotto l'influsso di Edgar Varèse, riscontrabile nel ritmo puntillistico, negli impasti strumentali, nell' uso di determinati accordi. E' il primo sbocco della sotterranea megalomania orchestrale del baffuto chitarrista che forma per l'occasione la Abnucleas Emuukha Orchestra.

Poco felice anche il seguente 'Cruisin' with Ruben & the Jets', inciso come ultimo contributo alla MGM/Verve, firmato con un nome fittizio, fra presa in giro ed imitazione dei gruppi rock'n 'roll da classifica (da questo disco è tratta la sigla de 'L'altra domenica').

L'ingresso nelle Mothers di Ian Underwood, diplomato in Conservatorio benché di formazione jazzistica, spinge la formazione verso una ricerca più strettamente musicale e costruttiva, che viene approfondita anche grazie alla fondazione della Bizzarre, etichetta privata di Zappa. 'Uncle meat' doveva essere il titolo di un lungometraggio di 14 ore che nessuno finanzierà, ma di cui il gruppo aveva preparato la colonna sonora. Un affresco sull'impossibile vita losangeliana sviluppato secondo una linea di estremizzazione delle prospettive strumentali, che inizia la seconda triade di capolavori zappiani. Gli altri due sono l'immancabile 'Hot rats', uno degli albums in assoluto più significativi di tutta l' epopea rock, e 'Burnt weeny sandwich'.

I 'topi caldi' vengono dopo il primo scioglimento delle Mothers, avvenuto nel '69 e portano con sè strumentisti d'eccezione, come Jean-Luc Ponty e Don 'Sugarcane' Harris al violino, John Guerin e Ron Selico alla batteria, Shuggie Otis e Max Bennett al basso.

 Fra quelli del giro rimangono Ian Underwood, diventato l'alter ego del nostro, e quel Captain Beefheart, all'anagrafe Donald Van Vliet, già compagno di scuola e di creazioni scalcinate nell'adolescenza, poi stupendo blues-man bianco dalla mente sconvolta e dalla voce graffiante, unito a Zappa da un rapporto di amore/odio fatto di liti-musi lunghi-riappacificazioni-abbracciliti ecc.

La voce del Capitano scivola come un brivido sulle parole di 'Willie the pimp', l'abilità tecnica degli altri e dello stesso Zappa (per la prima volta chitarrista di valore assoluto) rendono i suoni di una purezza arroventata e blasfema, perfetta e corrosa, vibrante e cosmica.

'Burnt weeny sandwich' precede lo scioglimento delle Mothers, come pure quel 'Weasels ripped my flesh' poco interessante ricucitura di brani scartati dai precedenti albums (ma entrambi vengono pubblicati dopo 'Hot rats'), ed è un ottimo esempio della mediazione in atto fra lo sperimentalismo dissacrante degli inizi e la ricerca più strettamente musical e del secondo periodo.

Contemporaneamente a queste incisioni Frank continua a portare in giro ii suo show, che riceve accoglienze di pubblico e critica ovunque calorose, superando i guai degli albori e le difficoltà di assimilazione, e fonda una seconda etichetta, la Straight, per cui incidono Tim Buckley, Captain Beefheart e le Girls Together Outrageously, un gruppo di ragazze che predicava il libero amore.

Un periodo di crisi

Nel 1970 escono altri due LPs di eccezionale caratura che portano la firma di Zappa: sono 'Chunga's revenge' e 'King kong', quest'ultimo attribuito a Jean-Luc Ponty. L'uno raffigura il lato più bluesistico dell'uomo, confortandolo con linee chitarristiche e tastieristiche di rara efficacia in una semplicità per lui rara sostenuta dal sottile drumming del 'nobile' Aynsley Dunbar. L'altro, scritto ed arrangiato da Zappa in funzione del violino dell'ex-enfant-prodige di Francia, scopre le carte di un equilibrio raffinatissimo fra jazz e rock e fantasia sia nei combos che negli ensemble orchestrali.

Con differenti bassisti, Don Preston, Dunbar, ed Underwood rifonda le Mothers, ma sarà l'influenza degli ex-Turtles Howard Kaylan e Mark Volman, entrati ai cori, a segnare nel 1971/72 una grossa crisi creativa. Gli insufficienti albums di questo periodo sono il mediocre live 'Fillmore East, june 1971', il soundtrack sinfonico-rockistico '200 Motels' (che appare significativo solo nell' unità con la pellicola che risolve la voglia di celluloide del nostro in un collage psichedelico/psicanalitico di situazioni sconcertanti e dissacratorie) ed il veloce 'Just another band from LA.'.

Le esibizioni del gruppo sono funestate da alcuni incidenti, che iniziano con I'incendio del Casinò di Montreux durante un loro concerto e culminano con la caduta dello stesso chitarrista, aggredito da un esagitato spettatore sul palco del Rainbow londinese, con un volo di sei metri nella fossa dell'orchestra e che lo costringerà a sei mesi di letto e di ripensamenti.

Il risultato è la costituzione di un gruppo aperto, denominato prima Hot Rats poi ancora The Mothers, ai cui lavori collaborano uno stuolo di colleghi offrendo un suono di nuovo rie chissimo e pieno, un mosaico scintillante e terso, una costruzione omogenea e variegata come marmo. I nomi più significativi sono i soliti Dunbar, Preston ed i nuovi George Duke, tastierista jazz conosciuto con Ponty, e Sal Marquez, trombettista che introduce in maniera stabile i fiati, prima affidati, di tanto in tanto, al multiforme Underwood che nel '72 si allontana per studiare e sposarsi (tornerà nel gruppo con la bella moglie Ruth al vibrafono ed alle percussioni l'anno successivo).

Schiaffo al perbenismo 'Waka-jawaka' inizia il discorso di una corposità distaccata che mutua diverse atmosfere dal jazz, ma le integra in una struttura di base dalle ampie aperture e dai colori incisivi. Come solo 'Hot Rats' aveva mostrato, lo stile Zappa appare qui in quanto tale e non più in quanto somma o sottrazione di diversi contributi, ma ancora meglio è delineato nel memorabile 'Grand Wazoo', vera summa del compositore.

Una schiera di collaboratori dipinge con mano ferma e cuore aperto la parabola della guerra fra Cletus Awreetus Awrightus e Mediocrates of Pedestrium, ovvero fra la nuova musica e quella commerciale dei canzonettari. E' una nuova dimensione che mette da parte il jazz per afferrare la coda di una satira impietosa risolta in una musica 'totale', completa in ogni particolare, giocata nei fra atonalità e melodismo, con frecciate grottesche ed indigestioni ineffabili. Un assoluto capolavoro capace di aprire gli occhi ai più scettici sulle possibilità espressive del rock.

Incapace di fossilizzare la mente in operazioni da cui ha già ottenuti risultati compiuti, nel 1973, Frank fonda la DiscReet, una terza etichetta che soppianta le precedenti, riorganizza stabilmente le Madri e, fra un concerto e l'altro, viene anche in Italia dove offre indimenticabili performances. La nuova linea è una specie di ritorno alle origini, fra bizzarrie e provocazione, spassosità e spezzettamenti, alti e bassi, ed è destinata a durare (senza offrire invero nuovi apporti critici) fino alla registrazione, sul finire del 1976, del doppio 'Zappa in New York', che ne esprime degna eh i usa.

In questo arco temporale incide numerosi dischi di alterno valore, quali 'Overnite sensations', raccolta di sarcastici momenti di riflessione rotolanti fra musical e cabaret, jazz ed elettronico, il poco lucido 'Apostrophe', il doppio live hollywoodiano 'Roxy & elsewhere', in cui il contatto accentua la ritrovata importanza dei testi in situazioni teatrali di stampo surrealista, 'One size fits all', eccellente esempio di fluidità nel pur diverso incrociarsi dei flashes sonori. Ed ancora, senza più le Mothers, 'Bongo fury', che recupera felicemente i contatti con Captain Beefheart fra folli fuochi d'artificio, e 'Zoot allures', solito divertito schiaffo al perbenismo, prima di confluire nel riassuntivo live newyorkese che, di tutta la materia trattata nel quadriennio, distilla un quadro pittoresco mediante I' alambicco del consumato istrionismo.

Il nuovo album

L'ultimo LP di Zappa scavalca beghe contrattuali, liti col manager di sempre (Herb Cohen), accompagnatori mediocri in continuo ricambio, per collegarsi idealmente nelle musiche al Grand Wazoo, specie nella suite del primo lato. 'Studio tan' inizia infatti con 'Greggery Peccary', una facciata intera dedicata alla storia di questo personaggio, riciclato da vecchie avventure, una sottospecie di maiale bianco che agisce a somiglianza dell'americano medio (quello che ama e si identifica nell'attore Gregory Peck), in mezzo ad un'impennata di genialità musicale che recupera I' assoluta 'diversità' dell'universo sonoro zappiano per proiettarla in una dimensione fumettistica e d'avanguardia. Altrettanto attraenti gli altri tre brani che si dibattono con costrutto ed incisività nell'area dell'ironia, della percettività e del concreto, nell'area dello Zappa migliore insomma.